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AEROSMITH: MUSIC FROM ANOTHER DIMENSION!

data

19/11/2012
75


Genere: Hard Rock
Etichetta: Columbia
Distro:
Anno: 2012

Ci sono gruppi che devono continuamente cambiare, sperimentare per non risultare monotoni ed inconcludenti, poi ci sono i fuoriclasse che scrivono lo stesso disco da quarant'anni e non stancheranno mai, pur con alti e bassi. Di questa seconda categoria fanno parte gli Aerosmith, esempio di longevità e di costanza di formazione; difatti, a parte un piccolo periodo tra i Seventies e gli Eighties, i cinque bostoniani sono sempre gli stessi che hanno fondato il gruppo nel 1970! E se da una parte é un bene, dall'altra si sa il tempo non gioca a loro favore, soprattutto per quanto riguarda l'ispirazione e la voce del buon paisà Tallarico; ed è quest'ultima una delle cose che si sente da subito ascoltando 'Music From Another Dimension!', i decenni di eccessi e le ultime cure per l'epatite C non lo hanno sicuramente aiutato e di tanto in tanto mostra la corda, anche se, tutto sommato, ha ancora più grinta lui di tutti i ragazzini emo-core-bump-sdeng dei nostri bui giorni! Il cd difatti parte alla grande e "Luv XXX" é un'ottima opener, con le caratteristiche che dal 1987, anno dell'uscita del capolavoro 'Permanent Vacation", in poi sono il marchio di fabbrica degli Aerosmith, hard rock dal refrain accattivante e che smuove il piedino immediatamente. Poi arriva uno dei due highlight del cd, ovvero la Stones-oriented "Oh Yeah" dal riff accattivante, seguita però dal picco più basso, quella "Beautiful" dove addirittura compare un refrain rap in un pezzo corto ed inutile. Da "Tell Me" comincia quella che é la caratteristica principale di questo album, cioè l'alternarsi di pezzi lenti con altri più hard e, per fortuna almeno questo é un pezzo valido, forse simile a "Crazy" da 'Get A Grip', ma accattivante e ben congegnato. "Out Go The Lights" é l'altra perla di 'Music...', hard con venature funky con Joe Perry sugli scudi, ma ahinoi, esclusa la bella e veloce "Street Jesus", l'album entra in una sorta di stato catatonico, ed anche il singolo "Legendary Child"", pur godibile, si perde nel marasma che si trascina dal lentone strappalacrime (ed anche qualcos'altro!) "What Could Have Been Love" fino alla finale "Another Last Goodbye". Da segnalare solo come curiosità che "Freedom Fighter" e "Closer" sono cantate maluccio da Joe Perry, il quale però risulta essere il più in forma della band, con assoli torrenziali e sempre ben strutturati. Da segnalare che la versione deluxe consta di tre pezzi in più, ed un DVD con dei video live. Il voto finale é la giusta risultanza tra l'ottima prima parte e la sufficienza stiracchiata della seconda: dopo undici anni qualcosina in più ce la potevamo aspettare, no?

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Commenti

  • Frago

    Meglio questo, scintillante seppur poco originale, di altri capitoli come il bruttino Nigjt in the ruts

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