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AENAON: Hypnosophy

data

13/11/2016
80


Genere: Progressive Experimental Black Metal
Etichetta: Code666 Records
Distro:
Anno: 2016

Il black metal greco è generalmente molto denso ed epico, tanto che le sue degenerazioni sono fonti di grosse dormite da parte mia. D'altronde non tutti sono Rotting Christ, Necromantia e Kawir, tanto per citare alcune eccellenze. Ebbene, all'interno di questo panorama molto sfaccettato e unico, tanto da formare una vera e propria scena subito identificabile dalle prime note di ogni canzone, c'è una mosca bianca. Un'eccezione delle eccezioni. Negli Aenaon milita tra gli altri il chitarrista dei Varathron, altra band di origine protetta, e dei recenti Katavasia, con i quali invece condividono anche il cantante. Ma parlavo di specialità perché si capiva già dal debutto, il folgorante 'Cendres et Sang' di cinque anni fa, che di black metal strettamente detto se ne sarebbe parlato sempre di meno in futuro. E così è stato con 'Extance', un peletto prolisso, e soprattutto con 'Hypnosophy'. L'operato del sassofono non può evitare collegamenti con gli Shining norvegesi poiché lo strumento imperversa dolce, acre, minaccioso e pazzoide per tutta la durata del disco. Che sia "trve" o no è un dubbio che non mi passa manco per l'anticamera del cervello, non mi interessa classificare l'operato di una band su queste basi. Semplicemente comprendo come per i meno avvezzi alla blackjazz society sia molto difficile concepire qualcosa del genere. Quello che rimane però è comunque un sostrato di melodie calde, di un'epica grandezza che non si riesce bene a definire, ma che sembra essere la quintessenza dei gruppi ellenici. Un album ampiamente progressivo e a tratti jazzato, molto corposo, che si fa largo tra voci pulite e scream, tra lamenti strazianti e parti più armoniose. Bisogna sottolineare che alcuni paragoni, come quello con un altro oscuro e singolare manipolo di folli come gli Hail Spirit Noir non sia molto felice a causa della inestricabile e decisiva presenza in 'Hypnosophy' della componente metal -che non sarà black in senso stretto, ok, ma ce n'è comunque ancora tanto. Il nostro genere preferito non è una scienza esatta, ma potrebbe non essere peregrina l'idea di descrivere il camaleontico sound di questi vulcani come quello emesso da Arcturus, certo, ma soprattutto dai Borknagar se fossero costretti a fare le valigie e a stabilirsi nell'Epiro. Follia mediterranea.

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